Ho già un dolore sordo in fondo allo stomaco.
E non sono ancora arrivata.
La giornata è umida e fredda, sveglia prestissimo e poi siamo fuori.
Solita coda, ritiri il numero che ti porta dentro. C'è la folla solita, quella cui è capitato qualcosa.
Ognuno ha la sua vita da raccontare, mentre siedi e aspetti, non puoi fare a meno di ascoltare le confidenze, le paure, quanti sospiri, quanti sussurri. Qualcuno cerca la tua comprensione e intanto il dolore si fa sempre più grande.
Quando varco quella porta è solo per accompagnare chi mi è caro. La sala non è grande. Lo sguardo in un attimo raccoglie quelli meno fortunati. Oggi ci sono due ragazzi molto giovani, gli occhi sorridenti, il viso composto di chi ancora crede, intanto il veleno che guarisce scorre lento ma lentamente uccide lo spirito.
La mattina è lunga, molto lunga.
Corro avanti e indietro, ogni tanto mi mandano via e io vado, ma poi rientro.
Tante figure in camice, sorridenti e disponibili, altre meno, anzi sono quasi dure. In fondo sono abituate al dolore e qualcuno dice che non possono farsi coinvolgere troppo.
Cerco il loro supporto, quante domande senza risposte, e non posso fare a meno di pensare a quella giovane che tiene la mano al suo ragazzo e nessuno osa disturbarli.
Un'altra giovane donna corre via piangendo.
Finalmente è finita e siamo fuori, piove.
La vita scorre, una giornata come tante.
Sono felice di essere qui.